
“Carestia non e’una parola che usiamo con leggerezza” ha detto Valerie Amos, Sotto Segretario Generale delle N.U. per gli Affari Umanitari e Coordinatrice dell’Assistenza d’Emergenza all’incontro di Roma convocato per discutere sull’emergenza nell’Africa Orientale che e’ stretta nella peggiore siccita’ degli ultimi sessant’anni.
Le piogge non sono venute; il raccolto e’ andato male; le prossime piogge – se verranno – non si aspettano fino ad ottobre e non ci si puo’ aspettare il prossimo raccolto primadel gennaio 2012.
Al momento la siccita’ ha reso 11 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria nel Kenia, Djibouti, Etiopia, Somalia
e parte dell’Uganda. Il danno e’ molto peggiore a causa degli alti prezzi del cibo e del carburante. Cio’ influisce sui trasporti, limita l’accesso ai servizi di sanita’ e rende piu’ difficile la distribuzionedel cibo e dell’acqua.
Al rapporto delle N.U. oggi abbiamo sentito che questa e’ un’emergenza di bambini. Ogni giorno arrivano 1100 bambini dalla Somalia in Etiopia, 800 bambini arrivano ogni giorno in Kenia. Piu’ della meta’ dei bambini che arrivano sono piu’ o meno malnutriti. E’ un problema di vita o di morte. Vengono distribuiti centinaia di migliaia di pacchi di biscotti ad alta energia, purificatori d’acqua e pacchi per reidratare i bambini. Per troppi la fine di un viaggio disperato finisce con la morte, non con la vita.
I bambini nati durante un periodo di siccita’ sono per il 71% probabilmente severamente sottosviluppati per il resto della loro vita.
La buona notizia e’ che tutte le agenzie delle N.U. – il Fondo per i Bambini (UNICEF), il Programma per il Cibo Mondiale (WFP), l’Alta Commissione delle N.U. per i Rifugiati (UNHCR) – stanno lavorando insieme. Molti governi stanno aumentando i loro contributi finanziari per l’emergenza.
Gli esperti sono d’accordo che la crisi umanitaria deve essere presa in considerazione immediatamente. Ma deve essere accompagnata da un piano d’azione che si rivolga alle cause radicali dell’insicurezza del cibo e a portare capacita’ di recupero alla regione. Cio’ significa aiutare i paesi del Corno d’Africa a sostenere i loro agricoltori piu’ poveri con aiuti essenziali come attrezzi, semi, fertilizzanti, nutrizione basata sul cibo e la conoscenza per incrementare la produzione agricola e provvedre al suo sostentamento.
Un comunicato congiunto FAO/WPF/Oxfam dice; “La buona notizia e’ che sappiamo cosa fare; nel 2010 e’ stato creato un Piano d’Azione che chiamava una partnership fra i paesi, le organizzazioni umanitarie e la comunita’ di assistenza per lo sviluppo per collegare gli sforzi per lo sviluppo a lungo termine e l’assistenza umanitaria per costruire la sicurezza del cibo”.